Milano Moscova
Milano 9:41 · 12 marzo 2026
AREA PERSONALE
Torre Allianz a Milano

Persone · Previdenza

Previdenza integrativa:|il costo di aspettare|ancora un anno

Gli iscritti alla previdenza complementare in Italia hanno superato i 10 milioni, ma restano meno di quattro lavoratori su dieci. Il tema non è "quanto rende": è quando si comincia, e cosa si perde a rimandare.

Una coppia cammina lungo una via cittadina

21 luglio 2026 · lettura 7 min

Dove siamo oggi

Secondo la Relazione annuale COVIP presentata a giugno 2026, a fine 2025 gli iscritti alla previdenza complementare erano circa 10,5 milioni (+4,8% in un anno), pari al 39,9% delle forze di lavoro. Le risorse accumulate hanno raggiunto 262 miliardi di euro, in crescita del 7,7%.

Sono numeri in miglioramento costante, ma dicono anche l'altra metà della storia: sei lavoratori su dieci contano ancora solo sulla pensione pubblica.

Perché il primo pilastro non basta più

Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 ha una pensione calcolata con il metodo contributivo: l'assegno dipende da quanto si è versato e per quanti anni, non dall'ultimo stipendio. Carriere discontinue, ingressi tardivi nel mondo del lavoro e periodi di part-time incidono direttamente sull'importo finale. Per i lavoratori autonomi, con aliquote contributive più basse, il divario tra ultimo reddito e pensione è ancora più ampio.

La previdenza complementare non serve a "guadagnare di più": serve a colmare quella distanza con uno strumento dedicato, fiscalmente agevolato e vincolato allo scopo.

Il fattore che pesa più del rendimento

Nel lungo periodo la variabile decisiva non è la linea di investimento scelta, ma il numero di anni di versamento. Ogni anno rimandato è un anno di contributi in meno e, soprattutto, un anno in meno di capitalizzazione: la stessa somma versata a trent'anni lavora molto più a lungo della stessa somma versata a quarantacinque.

C'è poi una voce che molti lavoratori dipendenti lasciano sul tavolo: aderendo al fondo di categoria e versando la propria quota si ottiene di norma anche il contributo del datore di lavoro, previsto dal contratto collettivo. È una parte di retribuzione che, senza adesione, semplicemente non viene incassata.

I vantaggi fiscali, in concreto

  • I contributi versati sono deducibili dal reddito fino a 5.164,57 euro l'anno: riducono l'IRPEF dovuta nell'anno del versamento.
  • I rendimenti maturati sono tassati con un'aliquota agevolata rispetto alla generalità delle rendite finanziarie.
  • La prestazione finale è tassata con un'aliquota del 15%, che scende fino al 9% in funzione degli anni di partecipazione: un trattamento più favorevole rispetto a quello ordinario sui redditi.
  • Il TFR destinato al fondo segue la stessa tassazione agevolata, invece di quella prevista per il TFR lasciato in azienda.

"E se mi servissero prima?"

È l'obiezione più frequente, e ha una risposta precisa. La normativa prevede anticipazioni del capitale accumulato: in qualsiasi momento fino al 75% per spese sanitarie straordinarie; dopo otto anni di adesione fino al 75% per l'acquisto o la ristrutturazione della prima casa e fino al 30% per ulteriori esigenze, senza doverne giustificare il motivo. Esiste inoltre la RITA, che consente di anticipare l'erogazione negli anni che precedono la pensione, ad esempio in caso di uscita anticipata dal lavoro.

Da dove cominciare

Le forme disponibili sono diverse per struttura e costi: fondi negoziali di categoria, fondi aperti, piani individuali pensionistici. La scelta dipende dal contratto applicato, dalla presenza di un contributo datoriale, dall'orizzonte temporale e dalla propria propensione al rischio; anche il passaggio da una linea più prudente a una più dinamica — o viceversa — va calibrato sugli anni che mancano.

Una verifica utile una volta l'anno: quanto sto versando, quale linea sto usando, quanti anni mancano e quale sarà, realisticamente, il mio assegno pubblico.

Un confronto dedicato

Queste informazioni hanno finalità divulgativa e non sostituiscono una valutazione personalizzata: condizioni, limiti ed esclusioni sono quelli dei singoli contratti. Per capire cosa cambia nella tua situazione, il modo più rapido è parlarne.

Parliamo della tua posizione previdenziale

Fonti